Casi studio

UN CASO REALE DI RETE VENDITA

Vendo meglio io. E intanto l'azienda era ferma su di lui.

Me lo ha detto con un mezzo sorriso, come se fosse un complimento: faccio prima a farlo io che spiegarlo. Passava cinque mesi pieni l'anno a vendere al posto dei suoi tre venditori. E non si accorgeva di quanto gli costava.

Vendo meglio io. E intanto l'azienda era ferma su di lui.

“Faccio prima a farlo io che spiegarlo.”

Me lo ha detto un imprenditore, con un mezzo sorriso, come se fosse un complimento.

Aveva un’azienda di impianti elettrici e antifurti. Sei milioni di fatturato, tre venditori più lui. E lui era il migliore di tutti. Si teneva i clienti grossi, ai venditori lasciava quelli di serie B.

Quella frase non era un vanto. Era una gabbia. E l’aveva costruita lui, mattone su mattone, senza accorgersene.

Il confronto era truccato, e lo vinceva sempre lui.

I venditori partivano già perdenti. Lavoravano sui clienti piccoli, quelli che il titolare scartava, e quando i numeri tornavano la conclusione sembrava ovvia: vendo meglio io.

Ma il confronto era truccato. Un cliente tratta il titolare in un modo e un dipendente in un altro. Davanti al proprietario abbassa le difese, si fida di più, chiude prima. Davanti a un venditore alza il muro. Così “vendo meglio io” si avverava da solo, ogni volta, e gli dava ragione su un campo che era inclinato in partenza.

I venditori, intanto, lavoravano demotivati su una partita già persa. E lui non aveva mai un’ora per insegnare. Quell’ora la spendeva a vendere.

Cinque mesi l’anno a fare il lavoro dei suoi.

Ho fatto i conti con lui, perché i numeri li voglio sul tavolo, non in testa.

Passava il 40% del suo tempo dentro le vendite. Sono 880 ore l’anno. Quasi cinque mesi pieni a fare un lavoro che, in teoria, pagava tre persone per fare.

La sua ora vale tra i 100 e i 200 euro. È l’unica ora che nessuno in azienda può rimpiazzare: quella che spende a decidere dove va l’azienda, a chiudere le partite grosse, a tenere insieme tutto il resto. E la stava bruciando a fare il venditore.

Messo in fila, tra costo opportunità, crescita che non arrivava e ordini fermi ogni volta che si fermava lui, il blocco gli costava tra i 163.000 e i 281.000 euro l’anno.

Poi c’è il conto lungo, quello che non passa dalla cassa. Un’azienda che dipende dal fondatore vale meno. E il giorno che vuoi venderla, si vende peggio.

Non ho toccato la rete. Ho cominciato da lui.

Tutti si aspettano che uno come me arrivi e metta mano ai venditori. Corso, sprona, riempi la sala.

Io ho fatto il contrario. Ho cominciato dall’imprenditore.

Ho lavorato uno a uno con il titolare sul perché si teneva tutto addosso. Perché il problema non era che i venditori fossero scarsi. Era che lui non riusciva a lasciar andare, e si era raccontato che fosse efficienza.

Poi abbiamo ripartito i clienti in modo omogeneo. Via la divisione serie A e serie B. Ogni venditore con un portafoglio vero, non con gli scarti.

Con i venditori ho lavorato su una cosa sola, prima ancora delle tecniche: chi serve essere per fare quello che serve fare. Perché un venditore non chiude un cliente grosso se prima non si sente uno che può farlo.

E ho addestrato il titolare a fare la cosa più difficile per uno come lui: dare valore ai suoi invece di sostituirli. Smettere di prendere in mano l’ordine. Cominciare a costruire la persona che quell’ordine lo chiuderà al posto suo.

A parità di mercato, i numeri si sono mossi.

Stesso mercato, stesso periodo, stessi clienti là fuori. È cambiato solo come girava la rete dentro.

I venditori, finalmente messi in condizione di vendere, hanno fatto +16,9% di vendite.

E con meno sconti di quanti ne facesse il titolare, +10% di marginalità sul singolo ordine. Perché il titolare, per chiudere in fretta, lo sconto lo regalava. I suoi, formati a tenere il prezzo, no.

Più vendite e ordini più sani, a parità di tutto il resto. E un titolare che ha ricominciato a fare il titolare.

Misura la rete vendita →

Se sei tu il venditore migliore della tua azienda, il test ti dà un numero. Dieci domande, tre minuti, un valore in euro: quanto ti costa la rete così com'è oggi.

Sei tu il collo di bottiglia, ed è la cosa più difficile da vedere.

Il problema di quell’azienda non era una rete scarsa. Era un imprenditore bravo che, proprio perché era bravo, si era messo al centro di tutto e non riusciva più a uscirne.

È la trappola più comune che vedo. E la più difficile da accettare, perché ti chiede di guardare la cosa che funziona, te stesso, e ammettere che ti sta frenando.

Se vendi meglio dei tuoi, non è una buona notizia. Vuol dire che l’azienda regge finché reggi tu. E tu non puoi reggere per sempre.

Chi te lo dice

Sto in mezzo alle reti vendita dal 1988.

Ho passato questi anni a guardare come sono fatti i venditori e come decide chi compra, dentro aziende di ogni misura. Quel +16,9% non l’ha fatto un trucco motivazionale. L’ha fatto un imprenditore che ha smesso di vendere al posto dei suoi, una volta capito quanto gli costava farlo.

Il punto non è la taglia delle aziende che ho seguito. È che ho passato quasi quarant’anni a capire perché una rete gira e un’altra resta ferma, in realtà grandi quanto la tua e più piccole.

La mia storia per esteso →

Per chi è

  • Hai una rete vendita, ma il venditore migliore dell’azienda sei tu.
  • Ti tieni i clienti grossi perché “faccio prima a farlo io”.
  • L’azienda rallenta ogni volta che ti fermi, e lo sai.

Se quando ti fermi tu si ferma anche il fatturato, non hai un’azienda. Hai un lavoro più pesante di prima.

Per chi non è

  • Cerchi qualcuno che venga a caricare la sala e motivare i venditori per un giorno.
  • Vuoi un pacchetto standard, uguale per tutti.
  • Vuoi sentirti dire che basta delegare di più e va tutto a posto.

Se ti hanno già venduto la formazione che scalda la sala il venerdì e si spegne il lunedì, lo capisco. È contro quel modo di lavorare che lavoro io.

Cristiano Pusca

Se sei tu il venditore migliore della tua azienda, il test ti dice quanto ti costa.

Dieci domande, tre minuti, un numero in euro: il test ti dice quanto ti costa la tua rete così com'è. Poi, se vuoi, ne parliamo da pari.